| Giovanni Baglioni, figlio del noto cantautore Claudio, in questi ultimi due anni, risulta essere uno dei nomi più interessanti ed originali nel panorama della chitarra acustica solista contemporanea italiana, meritando calorosi e convinti consensi in ogni sua esibizione live.
Il suo è infatti un chitarrismo assai spettacolare da vedere e da ascoltare, ma dotato al tempo stesso - nelle composizioni originali dell’autore - di una forza narrativa ed evocativa mai messa in ombra dal suo pur consumato virtuosismo, il quale spazia dal sapiente utilizzo del “tapping” (la più riconoscibile e visivamente efficace fra le tecniche da lui utilizzate, connotata, com’è noto, dall’uso - assai frequente - di entrambe le mani sulla tastiera dello strumento nonché dalla ritmica percussiva sulla cassa) all’impiego delle accordature alternative, agli armonici artificiali, all’uso della mano sinistra “over the neck”.
Giovanni Baglioni ha studiato in maniera approfondita l’opera rivoluzionaria di Michael Hedges, apprezzandola in corrispondente misura (da esecutore così come da fruitore), tanto che tuttora nei suoi concerti non mancano mai le strepitose cover di alcuni classici hedgesiani, fra cui spiccano in particolare Aerial Boundaries, The Rootwitch ed Il giovane artista, con l’uscita del suo primo album “Anima meccanica” per la Sony Music presenta dieci grandi brani con una vena compositiva solida e straordinaria, personale e inconfondibile e - al tempo stesso - sempre più variegata nelle modalità e negli stili espressivi, sfociando talora in creazioni brillanti e dall’andamento assai sostenuto, mentre in altre occasioni l’ispirazione si fa passionale o sensuale, meditativa o malinconica.
La strumentazione utilizzata da Giovanni Baglioni si compone di una Martin J-41 Special (con la quale esegue in concerto la quasi totalità dei brani, tanto le cover quanto i pezzi originali di sua composizione) e di una Takamine PSF15C (sua primissima chitarra acustica, ormai utilizzata pressoché solo per le cover di Air Tap! di Erik Mongrain e di Initiation di Tommy Emmanuel); il segnale elettrico passa per un equalizzatore mentre l'effettistica si compone solo di riverbero e modulazione, usati peraltro con fine decorativo e non compositivo (specialmente la modulazione), a parte la cover di Initiation, brano che da un certo qual utilizzo dell’effettistica non può ovviamente prescindere.
I concerti del giovane chitarrista romano prevedono una scaletta di una quindicina di pezzi in media, salvi i bis sempre richiesti dal pubblico. L’artista, solo sul palco con la sua chitarra, suole presentare diffusamente al pubblico, uno per uno, i brani da lui eseguiti, e lo fa mediante interessanti introduzioni parlate - spesso in forma di aneddoto personale - concernenti la genesi, l’ispirazione, le piccole finezze tecniche e lo stile musicale di ciascun singolo pezzo.
Questo modo - affabile e spontaneo, da sciolto intrattenitore, ma al tempo stesso atto a divulgare in maniera semplice e comprensibile non pochi segreti compositivi e tecnici in genere – consente a Giovanni Baglioni di garantirsi un’eccellente interattività con il pubblico; un fenomeno, questo, che ha finito con il raggiungere punte di autentico reciproco divertissement in alcune occasioni.
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